IN PRINCIPIO DISABILITA’ E SPORT NON POTEVANO COESISTERE - Fino a non molto tempo fa un disabile (fisico o mentale) era impossibilitato a svolgere attività sportive, sia amatoriali che agonistiche. Adesso tutto è cambiato. Grazie alle nuove tecniche che ci offre la scienza (Pistorius, il sudafricano che ha rischiato di qualificarsi per le Olimpiadi con una protesi all’anca ne è la più valida testimonianza) è vero, ma soprattutto grazie al decadimento di certi radicati ed insensati pregiudizi che hanno lasciato il posto allo spirito d’eguaglianza, che ormai la fa sempre più da padrone, nelle istituzioni ma pian piano anche nella nostra società in generale, che evita di giudicare con sufficienza i disabili rispetto ai normodotati.
Fare sport non è più prerogativa dei fisicamente integri com’era nei principi di De Coubertin: “oggi tutti possono e devono cimentarsi in varie discipline, magari le più congeniali alle patologie di cui sono affette certe persone. Di certo non bastano soltanto i buoni propositi campati in aria ma occorre creare le condizioni per rendere accessibili a tutti le opportunità di svago motorio”.